In un impianto industriale possono esserci numerosi sprechi difficili da individuare e le dispersioni energetiche sono tra i casi più frequenti.
L’efficienza energetica non è una questione di intuizioni, ma di numeri: conoscere dove si verificano le dispersioni, quanto costano e quale risparmio è possibile ottenere permette di trasformare un costo nascosto in un’opportunità concreta di miglioramento.
Per chi gestisce un impianto industriale, disporre di queste informazioni significa pianificare gli interventi in base al loro reale ritorno economico, ottimizzare le risorse e prendere decisioni supportate da dati misurabili. Il caso riportato nel video ne è una conferma lampante.
Se vuoi conoscere dove il tuo impianto disperde energia e valutare quale decisione prendere in modo consapevole, contattaci anche tu per un audit TipCheck: assicurati un isolamento del tuo impianto efficiente, sicuro, sostenibile e competitivo.
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Contribuisce allo sviluppo di soluzioni tessili per l’isolamento termico e la protezione industriale. Collabora alla realizzazione di giunti di dilatazione, cuscini isolanti e protezioni passive al fuoco, seguendo ogni fase del processo per garantire efficienza, precisione e affidabilità in ambito energetico.
Hai mai trovato un giunto tessile deteriorato prima del previsto, senza una causa apparente? Nella maggior parte dei casi, la risposta non è nella qualità del giunto. È in quello che ci è stato messo sopra.
Quando un componente progettato per muoversi e cedere calore viene trattato come una tubazione fissa, l’usura accelera e il problema emerge solo mesi dopo, in sede di manutenzione, quando il danno è già fatto. Capire perché succede è il primo passo per evitare che si ripeta.
Il giunto tessile non è una tubazione: trattarlo come tale ha un costo
Una tubazione è statica. La copri, la isoli, ci metti sopra la lamiera e la dimentichi per anni. Un giunto tessile funziona in modo completamente diverso: assorbe le dilatazioni termiche del condotto e smorza le vibrazioni, il che significa che deve muoversi ad ogni ciclo termico, ad ogni variazione di pressione.
Se lo racchiudi in una copertura rigida, stai lavorando contro la sua funzione. Il tessuto continua a muoversi – non può fare altrimenti – ma lo fa contro un vincolo che non era previsto. Nel tempo, quel vincolo diventa la causa principale del degrado anticipato. Non è un problema di qualità del materiale, ma di come è stato installato.
Quando il calore non riesce a uscire, si accumula dove non dovrebbe
C’è un secondo effetto, meno visibile ma altrettanto impattante. Il giunto tessile è progettato per cedere calore verso l’esterno perciò, quando lo copri con una lamiera aderente, quel calore rimane intrappolato tra il tessuto e la copertura.
In gergo tecnico si chiama heat trapping. Le temperature interne salgono oltre i valori di progetto, il tessuto lavora in condizioni più severe di quelle previste e la sua durata si riduce di conseguenza. Dall’esterno non vedi nulla di anomalo. Ma il processo è già in corso, silenziosamente, ad ogni ciclo.
Due soluzioni che proteggono senza bloccare il movimento
Se vuoi ridurre le dispersioni lungo il condotto senza danneggiare i giunti, esistono due approcci che risolvono il problema alla radice:
Il bolster bag è un manufatto isolante flessibile che si installa sotto il giunto, tra il tessuto e la struttura portante. Protegge dal calore radiante senza vincolare il movimento. È rimovibile, il che lo rende ideale per chi deve ispezionare il giunto durante la manutenzione ordinaria senza operazioni extra.
La copertura esterna distanziata è la scelta giusta quando serve protezione da urti o agenti atmosferici. In questo caso la copertura viene mantenuta sollevata rispetto al giunto, con uno spazio di ventilazione che permette al calore di dissiparsi normalmente. Quella distanza non è un compromesso, ma è parte integrante del funzionamento corretto.
Due soluzioni diverse, per esigenze diverse. Entrambe partono dallo stesso principio: il giunto deve poter fare il suo lavoro.
Isolare bene significa sapere cosa stai isolando
Ogni componente di un impianto ha le sue esigenze, e un piano di isolamento efficace parte da questa distinzione. I giunti tessili non sono l’eccezione difficile da gestire, ma sono elementi che richiedono semplicemente un approccio diverso da quello standard. Riconoscerlo in tempo significa evitare sostituzioni anticipate e fermi non programmati che si sarebbero potuti prevenire con una scelta diversa in fase di installazione.
Se stai valutando come gestire i giunti tessili nel tuo impianto, o hai già trovato segni di usura che non riesci a spiegare, il team tecnico di New Componit è disponibile per un confronto diretto. Analizziamo insieme la situazione e ti indichiamo la soluzione più adatta alle condizioni reali del tuo impianto.
Sales Manager presso New Componit
Si occupa della gestione commerciale e dello sviluppo delle opportunità di business nei settori dell’isolamento industriale e dei giunti di dilatazione.
In un impianto industriale, il comfort di chi lavora ogni giorno vicino alle apparecchiature non è un aspetto secondario: calore, rumore e stress operativo possono incidere sulla qualità del lavoro e rendere alcune attività più complesse e meno sicure, con conseguenze negative per tutto l’impianto.
Per noi di New Componit il tema della sicurezza è sempre stato uno dei punti al centro del nostro lavoro: per questo abbiamo sviluppato EnerSave, una soluzione in grado di proteggere le persone senza stravolgere la struttura del tuo impianto.
Questi cuscini termici sono infatti progettati per migliorare le condizioni operative negli impianti ad alta temperatura, riuscendo a:
abbassare la temperatura esterna,
ridurre il rumore,
limitare il rischio di contatto diretto con le parti più calde.
Se vuoi saperne di più su EnerSave e implementare le soluzioni più adatte a migliorare il tuo impianto, contatta il nostro team: analizzeremo insieme le tue esigenze e individueremo l’intervento più efficace per il tuo caso specifico.
Sales Engineer presso New Componit
Coordina lo sviluppo della divisione Manufatti Tessili, occupandosi dell’analisi dei nuovi settori da approcciare e delle strategie commerciali e di marketing da attuare.
In un impianto industriale, spesso sono proprio i componenti che sembrano più “semplici” a fare la differenza tra continuità produttiva e fermo improvviso: non dedicare loro la giusta attenzione aumenta il rischio di blocchi all’intera produzione.
Un giunto che lavora correttamente contribuisce alla performance dell’intero impianto: compensa le dilatazioni, assorbe movimenti, resiste a temperature elevate e protegge il sistema da stress meccanici e termici.
La durata del giunto non dipende solo dalla qualità del prodotto: una corretta installazione, controlli periodici e una manutenzione pianificata ti permettono di ridurre al minimo il rischio di un fermo dell’impianto e della conseguente perdita in termini di produzione, tempi e gestione dell’emergenza.
Noi di New Componit affianchiamo le aziende non solo nella progettazione e produzione di giunti tessili e soluzioni per alte temperature, ma anche nelle attività di installazione, supervisione, manutenzione e assistenza.
Il nostro obiettivo è aiutarti a intervenire nel momento giusto, con una valutazione tecnica concreta e soluzioni su misura per le condizioni reali del tuo impianto.
Richiedi ora il tuo audit TIPCHECK e scopri dove il tuo impianto può migliorare in efficienza, sicurezza e continuità operativa.
Sales Manager presso New Componit
Coordina le attività di vendita e supporta i clienti nella scelta di soluzioni per l’isolamento industriale e i giunti di dilatazione.
A casa, quando senti freddo, la prima cosa che fai è chiudere le finestre, e solo dopo alzi il riscaldamento. Nessuno terrebbe i termosifoni al massimo con gli infissi spalancati, perché lo spreco sarebbe talmente evidente da sembrare ridicolo.
Eppure negli impianti industriali succede qualcosa di molto simile, ogni giorno, tutto l’anno. Valvole che lavorano a 300 °C senza alcun rivestimento, flange scoperte, tubazioni bollenti esposte all’aria. L’energia esce indisturbata e nessuno ci fa più caso, perché “è sempre stato così” e perché quelle perdite non fanno rumore e non fermano la produzione.
Inoltre, se la tua casa fosse in classe energetica E o F non la butteresti giù per ricostruirla. Faresti interventi mirati – serramenti, cappotto, fotovoltaico – con un ritorno misurabile in bolletta. In impianto vale lo stesso identico principio: non serve rifare tutto da zero. Serve prima smettere di riscaldare l’aria che nessuno usa.
Le dispersioni che non vedi ti costano ogni giorno, anche quando l’impianto funziona
Una valvola non isolata che lavora a 300 °C disperde calore in modo continuo, ventiquattr’ore su ventiquattro, per tutti i 365 giorni dell’anno. Se moltiplichi questo per le decine o centinaia di punti scoperti presenti in un impianto medio, il conto economico sale in fretta e in modo significativo.
Il problema è che queste perdite non generano allarmi e non fermano la produzione. Semplicemente consumano energia e generano costi che finiscono nella bolletta senza che nessuno riesca ad attribuirli a una causa precisa. Restano lì, anno dopo anno, proprio perché non provocano guasti visibili.
La buona notizia è che oggi esiste un modo concreto per stanare queste perdite e metterci un numero sopra. Con un’analisi termografica e un censimento dei punti critici – tubazioni, serbatoi, valvole, flange, scambiatori – si riesce finalmente a quantificare quanta energia viene dispersa, quanto costa ogni anno e dove conviene intervenire per primo.
Isolare i punti scoperti riduce i consumi da subito, senza toccare il processo produttivo
Un intervento di isolamento su corpi caldi o freddi non richiede modifiche strutturali all’impianto, non impone di fermare la produzione per settimane e non comporta permessi complessi o riprogettazioni. Si tratta di installare cuscini termici rimovibili, rivestimenti tecnici o coibentazioni su misura nei punti che l’analisi ha identificato come prioritari.
L’effetto è diretto e misurabile: meno dispersione termica, meno energia consumata, meno CO₂ emessa. E il bello è che il ritorno si può calcolare prima ancora di intervenire, perché l’audit restituisce dati precisi per ogni singolo punto: kWh dispersi, costo annuo della dispersione, risparmio atteso dopo l’intervento, riduzione delle emissioni.
Prima elimini gli sprechi visibili, poi guardi al futuro con rinnovabili e recupero del calore
Fotovoltaico, elettrificazione dei processi, recupero termico, monitoraggio smart: sono tutti passi importanti verso un impianto più sostenibile. Ma partire da lì senza aver prima eliminato le dispersioni di base è come installare pannelli solari su una casa con le finestre rotte. L’effetto c’è, ma una parte dell’investimento viene vanificata dallo spreco che resta.
L’isolamento è il prerequisito, l’intervento con il rapporto costo-beneficio più favorevole e il più rapido da implementare. Ogni euro risparmiato sulle dispersioni diventa un euro che puoi reinvestire in tecnologie più avanzate, partendo da una base energetica già ottimizzata e con risultati già misurabili alle spalle.
Come scoprire esattamente dove il tuo impianto spreca energia e quanto ti costa
Il percorso è più semplice di quanto sembri. Si parte da un audit energetico TipCheck, il sopralluogo tecnico di New Componit con analisi termografica che mappa tutti i punti non isolati o isolati male del tuo impianto, e per ciascuno calcola la dispersione in kWh, il costo annuo e il risparmio ottenibile.
Il risultato è una fotografia oggettiva che ti dice esattamente dove intervenire, in che ordine e con quale ritorno atteso. Finalmente hai in mano dati e numeri su cui decidere.
La maggior parte delle aziende rimanda. “Lo facciamo il prossimo anno.” “Adesso ci sono altre priorità.” Intanto il margine operativo si assottiglia un po’ ogni mese, senza che nessuno riesca a indicare la causa esatta.
Se vuoi capire quanto sta perdendo il tuo impianto, parliamone. New Componit effettua audit TipCheck e interventi di isolamento tecnico industriale da 40 anni, in Italia e nel mondo. La prima cosa da fare è guardare i numeri insieme.
Direttore Generale presso New Componit
Esperto in isolamento industriale e giunti di dilatazione. Supporta le aziende nell’innovazione e nella ricerca di soluzioni affidabili e sicure.
Prima di pianificare un intervento di isolamento, molte aziende sono convinte di conoscere già il proprio impianto. Dopotutto, ci lavorano ogni giorno. Sanno dove le tubazioni sono calde al tatto, dove l’aria è più pesante, dove si sente il calore a distanza.
Eppure, questa familiarità può essere ingannevole. Perché conoscere un impianto non è la stessa cosa che avere una visione completa del suo stato energetico. E senza quella visione, qualsiasi decisione rischia di basarsi su impressioni anziché su fatti concreti.
Gli interventi di coibentazione sugli impianti industriali possono sembrare operazioni tecniche di minor conto. In realtà, hanno un peso strategico significativo: riducono le dispersioni termiche, migliorano l’efficienza complessiva dell’impianto e contengono i costi di esercizio nel tempo. Parliamo di interventi che possono riguardare tubazioni, valvole, flange, serbatoi, scambiatori o qualsiasi componente esposto a temperature significative.
Quando sono pianificati bene, portano benefici immediati e misurabili. Ma se partono da informazioni incomplete o imprecise, il rischio è concreto: investire nei punti sbagliati, sottovalutare le priorità reali oppure dimensionare soluzioni che non lavorano come dovrebbero.
Quello che serve è una fotografia tecnica, ovvero un’istantanea che mostri dove si disperde energia, quanto si disperde e quali sono le priorità reali.
Non supposizioni. Non valutazioni a occhio. Ma una mappatura rigorosa, basata su dati misurabili e analisi termografiche.
Perché solo quando hai questa fotografia puoi decidere con consapevolezza se intervenire, dove farlo e con quale ritorno atteso.
Le 7 informazioni che distinguono una fotografia tecnica dell’impianto da un’occhiata veloce
Un audit energetico serio non si limita a fare un giro nell’impianto con una termocamera. Raccoglie una serie di informazioni approfondite che fanno la differenza tra un intervento efficace e uno che non produce i risultati sperati.
Di seguito, le informazioni che dovrebbero emergere da un’analisi ben fatta.
1. Quali punti del tuo impianto necessitano di isolamento
Non tutti i componenti sono uguali e non tutti richiedono lo stesso tipo di attenzione. Un’analisi accurata individua con precisione dove la coibentazionemanca completamente, dove è stata danneggiata nel tempo, dove è stata installata solo parzialmente e dove è semplicemente vecchia e non più performante.
Questa mappatura consente di concentrare risorse ed energie sui punti che hanno un impatto reale sui consumi, senza disperdere budget su interventi marginali.
2. Quali componenti vengono esaminati
L’analisi non si ferma alle tubazioni principali. Copre l’intero sistema termico: tubazioni di ogni diametro, valvole, flange, pompe, filtri, serbatoi, scambiatori di calore, giunti di dilatazione. Qualsiasi elemento che operi con fluidi caldi o freddi e che possa rappresentare una fonte di dispersione.
Più l’indagine è capillare, più il quadro finale è affidabile.
3. Qual è il consumo energetico attuale
Sapere quanto stai consumando oggi è il punto di partenza. Ma ancora più importante è capire quanto di quel consumo è legato a dispersioni evitabili. L’analisi quantifica le perdite energetiche attraverso misurazioni termografiche e calcoli ingegneristici che tengono conto di temperatura superficiale, dimensioni dei componenti e condizioni operative.
4. Quale risparmio energetico è realisticamente ottenibile
L’audit calcola il risparmio energetico potenziale in termini di kWh o MWh annui, fornendo un dato oggettivo che permette di valutare se l’investimento ha senso dal punto di vista tecnico ed economico.
5. Quale abbattimento di CO₂ puoi aspettarti
Ogni kWh non disperso si traduce anche in minori emissioni di anidride carbonica. L’analisi quantifica questo impatto ambientale, offrendo una visione chiara del contributo alla sostenibilità aziendale. Un aspetto sempre più rilevante, sia per motivi normativi che reputazionali.
6. Quale risparmio economico puoi ottenere
Il risparmio energetico viene tradotto in risparmio economico annuo, sulla base dei costi energetici specifici dell’azienda. Una volta che verrà poi studiato il progetto, questa informazione sarà utile per valutare il ritorno sull’investimento in modo concreto e di prendere decisioni finanziariamente fondate.
7. Dove stai disperdendo energia
La parte più visibile dell’analisi è il report fotografico e termografico. Le termografie a infrarossi mostrano con chiarezza le zone che disperdono calore, rendendo immediatamente comprensibile la situazione. Sono immagini che parlano da sole.
Questa fotografia ha un nome: TipCheck
Il TipCheck è l’audit energetico standardizzato firmato New Componit, membro accreditato EIIF (European Industrial Insulation Foundation) dal 2019.
Grazie a questa certificazione, New Componit conduce audit energetici con personale qualificato secondo gli standard EIIF. L’obiettivo è restituire alle aziende una diagnosi precisa dello stato energetico del loro impianto, con dati oggettivi su cui basare decisioni consapevoli: non impressioni, ma numeri concreti che mostrano dove, quanto e perché si sta disperdendo energia.
Il TipCheck quantifica il potenziale risparmio energetico, ambientale ed economico in modo oggettivo e confrontabile. Evita sprechi di risorse su interventi non prioritari o mal dimensionati. Trasforma l’incertezza in una strategia.
Con questa fotografia in mano, puoi anche decidere di non intervenire. Ma almeno, lo fai con piena consapevolezza. Oppure puoi scegliere di migliorare lo staro energetico del tuo impianto. E in quel caso, sai esattamente dove, quanto e con quale ritorno atteso.
Se vuoi approfondire quanto stai disperdendo e quanto potresti risparmiare, richiedi il nostroTipCheck!
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